Il suicidio assistito di Lucio Magri e la cultura della vita senza speranza PDF Stampa Email
Scritto da Nazzareno Tiberi   
Lunedì 05 Dicembre 2011 05:43

magri-il manifesto

Ci ha colto quasi di sorpresa la notizia che l'onorevole Lucio Magri si è recato in svizzera per porre termine ai suoi giorni con quella che viene chiamata la morte assistita. Da ragazzo, quando era un politico affermato, mi piaceva sentirlo parlare e tessere i suoi ragionamenti benchè io non fossi uno del suo territorio politico e così il sentire questa notizia mi è dispiaciuto anche per questo.

Potremmo chiederci come mai un uomo colto e gentile come lui abbia pensato di mettere fine ai suoi giorni e naturalmente la risposta come sempre a domande del genere, è praticamente impossibile da ottenere, ma tuttavia, tra l'altro Magri era legato alle Marche ed aveva la moglie marchigiana, possiamo legare le nostre riflessioni a quella cultura della vita che da qualche decennio sembra essersi progressivamente attenuata e non solo per leggi sciagurate come quella sull'aborto, ma anche per un sentire comune che sempre di più perde di vista la speranza.

Ripiegati su noi stessi, dobbiamo recuperare una via più positiva non facendo credere a noi e agli altri che la vita può essere trattata bene o male: la vita invece va curata, difesa, quella nostra e quella altrui sia nel cammino di tutti i giorni che con le leggi che ci diamo. Al di fuori di questa percezione dell'esistenza si arriva inesorabilmente all'estinzione della società e questo purtroppo, sembra non l'abbiano capito neanche quelli che erano vicino politicamente a Magri. In qualche modo però, possiamo essere ottimisti e mentre affidiamo al Signore il nostro amico Lucio, intravvediamo spuntare una nuova epoca in cui la fraternità umana non concederà niente ad un'etica che non preveda la vita, e la vita piena.

Nazzareno Tiberi

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